Palazzo Vescovile di Reggio Emilia: un ponteggio edile al servizio della storia
A Reggio Emilia c’è una piazza che, da secoli, è molto più di uno spazio urbano. Piazza Prampolini, per i reggiani semplicemente Piazza Grande, è uno dei luoghi attorno a cui si è costruita la vita della città.
Qui si incontrano alcuni dei suoi edifici più rappresentativi: il Duomo e il Battistero, il Palazzo del Comune e il Palazzo Vescovile. Architetture diverse per funzione ed epoca che, affacciandosi sullo stesso spazio, raccontano una parte importante della storia di Reggio Emilia.
È una piazza attraversata ogni giorno, luogo di incontro, di passaggio e di vita cittadina. Ma è anche uno spazio in cui il passato continua a essere visibile nelle facciate, nei volumi e negli edifici.
Uno di questi edifici, il Palazzo Vescovile, ha avuto bisogno di essere restaurato. La storia ha incontrato le esigenze del cantiere.
Il sistema Gabbi: adattarsi all'esistente
Lavorare sull’esistente significa, prima di tutto, adattarsi a ciò che si ha davanti.
Per il Palazzo Vescovile abbiamo utilizzato un ponteggio multidirezionale Pilosio, una soluzione che permette di sviluppare la struttura seguendo le geometrie dell’edificio e le necessità delle diverse lavorazioni.
In un intervento di restauro, infatti, non basta raggiungere la facciata: è necessario creare spazi di lavoro accessibili e funzionali, permettendo agli operatori di muoversi e intervenire nei diversi punti dell’edificio.
È qui che la flessibilità di un sistema multidirezionale diventa parte integrante del progetto del ponteggio.
Il cantiere si muove in verticale
In un cantiere come quello del Palazzo Vescovile, raggiungere le diverse quote di lavoro è solo una parte della sfida. Il cantiere deve poter salire e scendere insieme a chi ci lavora e a ciò che serve per portare avanti il restauro.
Persone, attrezzature e materiali devono infatti essere movimentati tra i diversi livelli durante tutte le fasi dell’intervento. Per questo il ponteggio è stato integrato con un montacarichi per la movimentazione di persone e materiali, creando un collegamento verticale direttamente a servizio delle lavorazioni.
Una soluzione che diventa parte integrante dell’organizzazione del cantiere: non solo permette di raggiungere le diverse quote, ma facilita lo spostamento di ciò che serve nei diversi momenti del lavoro.
Ponteggio e montacarichi lavorano così come un unico sistema, mettendo in comunicazione il livello della piazza con le diverse aree di intervento e rendendo più funzionale il lavoro attorno al Palazzo.
Rendere accessibile il restauro
Un edificio storico non nasce per essere un cantiere. Eppure, quando arriva il momento di intervenire, ogni sua parte deve poter essere raggiunta.
È qui che il ponteggio cambia prospettiva: non è più soltanto una struttura montata attorno al Palazzo, ma lo spazio da cui il restauro può prendere forma.
Piani di lavoro, collegamenti e accessi permettono agli operatori di avvicinarsi all’edificio e lavorare alle diverse quote, mentre il montacarichi accompagna persone e materiali dove servono.
Rendere accessibile il Palazzo significa, prima ancora di restaurarlo, creare le condizioni per poterci lavorare.
Una presenza concreta, ma temporanea
Per mesi il ponteggio accompagna il lavoro, occupa una parte della piazza e diventa inevitabilmente parte dell’immagine del Palazzo Vescovile.
Ma non è costruito per restare.
Il suo compito è sostenere ogni fase dell’intervento e, una volta terminato il lavoro, lasciare nuovamente spazio all’edificio.
È questo il ruolo di una struttura temporanea in un luogo che attraversa i secoli: esserci per tutto il tempo necessario, per poi scomparire.
Ma ciò che ha reso possibile resta, insieme al Palazzo, nel tempo.
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